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Una doverosa risposta alle considerazioni del sottosegretario Vacca     

di Gino Di Tizio   

"Il Marrucino è un fiore all’occhiello di tutto il territorio abruzzese, che proprio quest'anno ha compiuto 200 anni.   

Questa istituzione culturale è stata troppo spesso utilizzato dalla politica locale come strumento di consenso, mentre l’assenza di una progettualità a lungo termine ne ha pregiudicato la valorizzazione.

La realtà sotto gli occhi di tutti è deprimente: quando i partiti si occupano del Teatro Marrucino fanno danni, quando se ne dimenticano, come in questo caso, idem".

Sono dichiarazioni del sottosegretario Vacca, che speriamo possano anche significare un immediato e concreto interessamento del governo in favore di questo "fiore all'occhiello" dell'intero Abruzzo.

Il sottosegretario Vacca però offre dell'attività teatrale locale, che sarebbe stata usata come "strumento di consenso", una immagine quanto meno discutibile.

Si fa infatti torto a quello che hanno fatto per il teatro prima Mario Zuccarini, poi Aurelio Bigi e infine Cristiano Sicari che di certo non hanno mai consentito alla politica di "utilizzarlo" per fini di consenso.

E a dimostrazione riporto un episodio avvenuto al Marrucino, raccontato proprio da Mario Zuccarini in uno dei suoi libri dedicato al nostro teatro: dal palcoscenico, a fine spettacolo. il grande Peppino Di Filippo disse ai presenti: "Avete un magnifico teatro, difendetelo. non lasciate che lo rovinino. Non lasciatelo inquinare e soprattutto fate che non vi entri la politica".

Messaggio ampiamente raccolto e proprio l'atteggiamento di chiusura che oggi arriva dalla Regione dell'ex presidente D'Alfonso dimostra che mettere le mani sul nostro teatro non gli è stato mai consentito.

Né a lui, né ad altri.

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