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Un riconoscimento che premia in grave ritardo i meriti di tutta la città  

di Gino Di Tizio  

Il quotidiano Il Centro oggi pubblica: "La polemica. Medaglia d'oro. Zulli: L'Anpi doveva intervenire".  

Mi limito a riportare il titolo che già fa capire il senso della polemica.

Aggiungo, per meglio precisare la questione, che il presidente dell'Anpi Filippo Paziente ha "consegnato al pubblico un documento" da lui stesso redatto " per confutare la ricostruzione storica del periodo tra il 1943 e 44" che sarebbe stata fatta attingendo "da libri che di storico hanno poco o nulla".

Quindi Zulli lamenta che "il civile confronto delle idee non ha fatto parte della visione degli organizzatori dell'evento".

Ha ragione Zulli? Per me no, perché il contesto sarebbe stato del tutto sbagliato, visto che non si discuteva di storia e di lettura di quei tragici fatti di cui purtroppo Chieti fu suo malgrado protagonista, ma del comportamento della città, dei suoi rappresentanti e dei suoi cittadini nel dare ospitalità a decine di migliaia di sfollati.

Persino il teatro Marrucino fu messo a disposizione degli sfollati, perché avessero un luogo dove dormire.

La medaglia d'oro, arrivata dopo 74 anni, riconosce questa verità, il resto lo lascia agli storici, quelli attendibili e seri e quelli che invece alzano di tanto in tanto la voce solo per avere una platea.

Trovassero loro il modo di confrontarsi e fare in modo che sui suoi storiografi non possa pesare quel che mi disse ai tempi degli studi all'Orientale di Napoli un docente di storia anglosassone: da voi confondete spesso la storia con l'agiografia...

Lasciassero però ai teatini di oggi l'orgoglio di ricordare e festeggiare i teatini di ieri per quanto hanno fatto in quei terribili momenti di guerra.

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