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A volte però si fa finta di non vederle

di Gino Di Tizio

Per cambiare davvero le cose nel Belpaese basta rispettare leggi e regole di convivenza.

Sul Corriere della Sera Antonio Polito ha dissertato con grande acume su "buonismo e cattivismo", sostenendo, in larghissima sintesi, che il primo "ha stufato gli italiani perché ha fallito" ma che il secondo "è un disturbo bipolare della politica" perché, spiega, "divide il mondo in amici e nemici e inibisce la capacità di includere, che poi è il fine ultimo della democrazia".

Forse, con tutto il rispetto del giornalista, la questione va posta in maniera diversa, evitando di metterla ancora una volta tra due popoli contrapposti, pronti a tifare per una delle parti.

Siamo il popolo dei Guelfi e Ghibellini, di Bartali e Coppi, della Juventus contro il resto del mondo calcistico nazionale, è vero, ma in questo caso bisognerebbe andare oltre questa contrapposizione per mettere al centro della disputa semplicemente il rispetto delle regole, da imporre sia ai buoni che ai cattivi.

Cosa voglio dire? Che non puoi, tu Stato, tollerare che si tolgano i figli minori e genitori considerati troppo anziani, o in condizioni talmente disagiati da non poterli crescere bene e che si giri la testa dall'altra parte quando incontri bambini e bambine in tenera età impegnati a chiedere elemosina o a rubare; che non puoi punire il commerciante che offre un gelato al nipote senza fare lo scontrino e ignorare chi vende per strada di tutto e di più, senza alcuna regola.

Regole dunque, fissate dalla legge, come quelle che dovrebbero garantire sicurezza, che devono rispettare tutti, buoni e cattivi, per far capire che lo Stato c'è e non è una entità astratta o peggio, un giugno che si piega secondo il vento che soffia...

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