Pin It

Tra magistrati, politici e l'informazione scritta e parlata 

di Gino Di Tizio

Ricordate l'inchiesta Re Mida? L'arresto di Lanfranco Venturoni, allora assessore regionale alla sanità e personaggio politico di spicco in Forza Italia, quello dell'imprenditore Rodolfo Di Zio, il pesante coinvolgimento, tra gli altri, dell'onorevole Fabrizio Di Stefano?

Ricordate i titoloni dei giornali e gli interventi televisivi?

Si scrisse e parlò di una nuova sanitopoli e le persone coinvolte vennero esposte alla gogna senza possibilità alcuna di difesa.

Certo non la ottennero dai media, che si limitarono, al solito, a fare da megafono all'azione dei Pm. Intanto Venturoni si dimise e mise fine anche al suo impegno politico, Di Zio dovette affrontare, insieme alla sua famiglia, ingiuste penalizzazioni per la sua azienda e il suo lavoro.

Ora è arrivata dalla corte d'appello la conferma della sentenza di assoluzione già emessa dal tribunale di Pescara, con lo stesso Procuratore generale che ha chiesto l'assoluzione degli imputati.

Per questi ultimi ovviamente è l'uscita da un incubo, durato 8 anni, grazie ad una giustizia che, seppure lenta, riesce alla fine a garantire il cittadino, ma quanto avvenuto dovrebbe aprire molte riflessioni, nel campo della politica ed anche del giornalismo.

Parto dalla politica dove ancora oggi senti il capo del Movimento 5 Stelle che dovrebbe portare aria nuova e fresca nella società civile, chiudere le porte della pubblica amministrazione a chi è condannato o anche indagato.

Il caso di Lanfranco Venturoni, medico prestato alla politica, persona per bene, come ha detto il presidente della Provincia di Chieti Pupillo, suo compagno di studi, che si muove su altra sponda politica ma che non ha mai messo in dubbio le sue qualità e l'onestà di comportamento, dovrebbe far capire quanto sbagliato sia il giustizialismo che porta avanti Di Maio.

Le colpe del giornalismo poi sono legate alla pessima maniera di condurre le cose quando ci sono inchieste in corso e si danno spazio e credibilità assoluta solo all'azione degli inquirenti, come è accaduto per questa vicenda,

Basta un avviso di garanzia per allestire la gogna, e infliggendo condanne ai malcapitati che nessun codice contempla.

La giustizia, si è visto proprio in questo caso, nei suoi lunghi percorsi è capace di rimediare a visioni non avallate dai riscontri e manda assolto chi finisce ingiustamente negli ingranaggi, ma è difficile riscontare sui media gli stessi titoloni e valutazioni critiche nei confronti di attività giudiziarie rivelatesi sbagliate.

Se vogliamo arrivare ad una comunità davvero civile su quanto avvenuto bisognerebbe aprire un ampio dibattito, per rompere finalmente perversi meccanismi che vanno contro i cittadini.

Si prenderà questa occasione o dobbiamo attendere le prossime gogne?

Vedi anche: Rifiutopoli si sgonfia

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna