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Il caso della maestra che vuole morti i poliziotti ripropone tragedie già vissute  

di Gino Di Tizio

Non so se ci sono gli estremi per licenziare la maestra che, bottiglia di birra scolata in mano, ha dato dei "vigliacchi" ai poliziotti augurando loro anche la morte.

Ma quello che so di certo che in questo Paese grazie ai "cattivi maestri" abbiamo già vissuto stagioni di odio che hanno originato sangue e tragedie, con giovani che sono arrivati ad uccidere altri giovani solo perché sollevavano il braccio teso o a pugno chiuso, oppure perché indossavano una divisa, un eskimo, una maglia nera.

Quei cattivi maestri li abbiamo persino poi ospitati nelle università, forse per farsi perdonare il fatto che ci sia stato chi in quel feroce periodo ha cercato una giustificazione agli episodi di gravi violenze: "compagni che sbagliano" fu il massimo della condanna.

Non rifacciamo gli stessi errori: ai nostri giovani insegniamo invece che ogni libertà finisce quando va a condizionare o impedire ad altri la loro libertà, e mettiamo in condizioni di non nuocere anche a questa generazione gente come quella maestra.

Lo si faccia prima che l'odio che si vuole spargere diventi un fiume travolgente, con altre tragedie e altri lutti.

Davvero questa nostra sbalestrata società ha già dato, e molto.

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