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I docenti universitari che nel 1931 non firmarono fedeltà al fascismo

di Gino Di Tizio

Il presidente della Repubblica Mattarella ha detto che bisogna fare i conti con il proprio passato.

E' certamente necessario farlo, finalmente, e senza sconti per evitare che prevalgono, sulla realtà, falsità e speculazioni spinte dalle ideologie, non dal rispetto della verità dei fatti e delle situazioni.

In questa direzione trovo apprezzabile il contributo dato da Pierluigi Battista su Il Corriere della Sera con un articolo che ha ricordato gli unici professori universitari che in Italia rifiutarono, nel 1931, di giurare fedeltà al fascismo e che per questo dovettero lasciare l'insegnamento,

Sono soltanto dodici, "tra migliaia e migliaia che si inchinarono per dire si e conservare intatte le loro cattedre".

Dodici eroi, li ha definiti Battista, "sconosciuti alla gran parte degli italiani".

Si chiamavano Vito Violterra, Mario Carrara, Giorgio Errera, Fabio Luzzato, Edoardo Ruffini, Francesco Ruffini, Lionello Venturi. Ernesto Bonaiuti, Gaetano De Sanctis, Giorgio Levi Della Vita, Piero Martinetti, Bartolo Negrisoli.

Dodici eroi messi da parte, scrive ancora Battista, ",,,per non riconoscere il fatto della sottomissione, dell'accomodamento della gran parte della cultura ai diktat del fascismo e dell'antisemitismo".

Si è scelto di condannarli all'oblio "perché la loro semplice testimonianza avrebbe dimostrato che l'umiliazione poteva essere evitata.

Ecco perché intestare vie e piazze ai dodici eroi misconosciuti (come vuole fare a Roma il sindaco Raggi) avrebbe un grande valore.

Fuori dalle ipocrisie e dalle biografie abbellite".

E aprirebbe finalmente la strada a quel che auspica il nostro presidente: fare i conti con la storia, per distinguere sulla base dei fatti tra eroi e cialtroni,

Finora purtroppo nel Belpaese ad avere voce e visibilità

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