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Luigi Di MaioTra tanti impegni farebbe bene e passare qualche ora su un libro di grammatica

di Gino Di Tizio

A proposito di congiuntivi sui quali scivola spesso e volentieri Luigi Di Maio (e non sarebbe male se si impegnasse a studiare un po’ di grammatica, mentre pensa a come governarci) mi viene in mente una bella novella di Panzini, sui verbi transitivi e intransitivi.

Racconta di un professore e di un alunno, tale Ravelli, che proprio non riusciva a capire la differenza e che per questo subiva pesanti penalizzazioni a scuola, sia nei voti che nella valutazione generale.

Poi quel professore si reca in un mercato, dove cercava di acquistare una partita di merce a lui necessaria, e si trova in evidentissima difficoltà incapace di procedere.

Lo salva proprio il suo ex alunno, Ravelli, che pur ignorando se i verbi transitivi passano o non passano, in quel mercato mostrava grande professionalità e abilità. Questa la conclusione che si trae da quel racconto: “Evidentemente -dovette ammettere a sé stesso il professore- i giudizi che si dànno sui giovani scolari si dimostrano qualche volta infondati o totalmente errati.

La vita pratica, spesso, insegna molto di più della scuola: la conoscenza dei verbi transitivi ed intransitivi, per quanto importante nella formazione culturale della persona, non deve essere disgiunta dal buon senso e dal rispetto degli altri.

”Certo da condividere, ma resto sempre dell'idea che un po' di studio non farebbe male oggi a Di Maio, visto e considerato dove vuole arrivare”.

Vedi anche: Di Maio e il congiuntivo

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