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Sbagliate le polemiche sulla giustizia lenta o veloce

di Gino Di Tizio

Fabio Di Letto è stato lasciato solo in preda al suo dolore.

"E' colpa della giustizia lenta", accusa l'arcivescovo di Chieti e Vasto Bruno Forte.

"Non è vero", replica il Pm, il procuratore Di Florio, appoggiato anche dal presidente del Tribunale: leggo, da quanto pubblica il quotidiano Il Centro, questa diversa lettura della tragedia di Vasto.

Trovo però sbagliato questa contrapposizione che limita il peso di quanto accaduto, perché coinvolge un solo attore, la magistratura, del dramma accaduto.

Bisogna invece allargare la riflessione a tante vicende che, dopo la morte di Roberta Smargiassi si sono verificate nei comportamenti di tanti altri attori che evidentemente non si sono resi conto di quel che si stava preparando.

Fabio Di Lello, malgrado le fiaccolate, i manifesti per chiedere giustizia, se ci si riflette è stato lasciato solo, in preda del dolore che non riusciva a superare.

Forse sarebbe bastato confrontarsi con lui quando sul web gridava contro la mancata giustizia per sua moglie, magari anche facendogli capire come funziona, cioè che far passare quasi otto mesi per arrivare a chiedere conto di una persona ammazzata in un incidente stradale accaduto in un semaforo non solo non evidenzia alcuna lentezza nello svolgimento delle indagini, ma segnala, al contrario, la celere trattazione del processo", come hanno scritto in un comunicato a tragedia avvenuta presidente del tribunale e procuratore.

Se qualcuno glie lo avesse spiegato, ci avesse parlato, rompendo il suo disperato isolamento, forse non ci sarebbe stato il delitto.

Riflettiamo anche su questi aspetti della tragedia in cui un giovane di 21 anni ha perso la vita e un altro giovane ha distrutto la sua.