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Il no grazie del generale Toschi che nessuno si sente in dovere di spiegare alla d'Annunzio

di Gino Di Tizio

Come purtroppo era prevedibile da nessuna fonte interessata è giunta qualche convincente spiegazione dell'incidente verificatosi con il mancato ritiro della onorificenza la Minerva, concessa dalla d'Annunzio, da parte del generale comandante della Guardia di Finanza.

Infatti il Rettore nel corso della cerimonia ha giustificato quell'assenza da improvviso impegno romano del generale, convocato dal presidente della Repubblica, lo stesso giorno in cui il quotidiano Il Fatto pubblicava virgolettate parole dello stesso generale con l'annuncio che non avrebbe ritirato il premio per "motivi di opportunità".

C'è quindi una rappresentazione dei fatti che da una parte o dall'altra appare menzognera. E ci sono anche altre cose che andrebbero chiarite per capire come si è arrivati alla decisione di dare la Minerva al generale comandante del corpo che, a Chieti, aveva in corso una indagine proprio nei confronti del vertice dell'ateneo.

Si è trattato di un tentativo, per dirla con i latini che la sapevano lunga sui comportamenti umani, di captatio benevolentiae?

Possibile da una parte, ma accettabile dall'altra che nessuno abbia capito dove si andava a parare e non si sia opposto?

Domande che pesano e che richiedono risposte che diano spiegazioni possibilmente capaci di salvare la faccia almeno di chi se lo merita.

Quello che trovo inaccettabile invece è che si faccia finta di nulla riguardo a quello che è accaduto il giorno dell'apertura dell'anno accademico, sperando solo che passi nel dimenticatoio, per andare comunque avanti. Ma verso dove?

 

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