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MANI PULITE E L’ABRUZZO

di Gino Di Tizio

Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di martedì 28 settembre ha firmato un editoriale in cui ha trattato un tema attualissimo:politica e ruolo dei giudici.

Chi vuol saperne di più deve ovviamente attingere alla fonte, cioè leggere quanto pubblica il più importante quotidiano italiano.

Abbiamo citato l’editorale perché conforta ragionamenti e tesi che da sempre portiamo avanti riguardo al fenomeno “Mani pulite” scoppiato negli anni 90.

 

“La corruzione c’era- scrive Panebianco- ed era tanta (ma era “di sistema” e per questo avrebbe richiesto una soluzione politica, non penale: lo scrissi allora e non ho mai cambiato idea).

Demolendo (ma selettivamente: il Pci si salvò) la vecchia classe politica, la magistratura inquirente aprì quel vuoto di potere da cui sarebbe nata la cosiddetta Seconda Repubblica”.

Ci fermiamo qui. Anche noi, subito dopo il famoso arresto avvenuto della intera giunta regionale, guidata allora da Rocco Salini, esattamente diciannove anni fa, il 30 settembre del 1992, esprimemmo forti dubbi su quanto stava producendo in Abruzzo la bufera di Mani pulite.

Scrivemmo allora, e ne fummo pienamente convinti dopo, che non era stata fatta vera pulizia.

Da queste parti, più che altrove, la “demolizione” della classe politica fu  totale e produsse danni che la regione ha pagato a lungo, nel tempo.

Sparì  infatti una intera classe dirigente. Anche personaggi che molto avevano dato e ancora molto potevano dare, per tutti Remo Gaspari, furono costretti a mettersi da parte dalle vicende giudiziarie.

Per quel che riguarda l’anniversario odierno, vale a dire quello dell’arresto della intera giunta regionale, di cui parlò anche il New York Times, c’è da ricordare  che alla fine tutti vennero assolti, tranne il presidente Salini, condannato per abuso d’ufficio, che peraltro tornò, unico caso, sulla scena politica venendo eletto prima alla Regione e poi al Senato con consensi da record, a segnare la distanza del corpo elettorale da quanto era avvenuto in quei feroci tempi.

Gli altri dissero no grazie ad ogni tentativo di richiamarli in campo e lasciarono spazio alle seconde e terze linee, con danno evidente, salvo le eccezioni che per fortuna ci sono state, per la comunità abruzzese.

C’è voluto e forse ci vorrà ancora tempo per ricreare una classe dirigente all’altezza della situazione, che intanto si è fatta difficilissima anche in Abruzzo.

E il fatto più grave è che la corruzione non venne cancellata da Mani pulite, se è vero, come purtroppo lo é, che da allora ad oggi più volte sono scattate le manette per pubblici amministratori con bufere che hanno travolto di nuovo la regione e diversi comuni.

A distanza di 19 anni non siamo quindi messi meglio di allora.

Anzi… Ma per noi ha ragione Panebianco: è la politica che deve trovare modo di arginare finalmente il degrado, rinnovando uomini e sistemi di agire.

Ai giudici bisogna solo togliere occasioni per intervenire: e forse saranno i primi ad esserne contenti.

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