Pin It

LE “ENTITA’ RIFLESSE” DELLA POLITICA

di Gino Di Tizio

Ieri ci siamo occupati del sindaco di Roma Gianni Alemanno che aveva polemicamente dichiarato “mai più Minetti nei consigli regionali”, senza peraltro capire bene se si trattava di un auspicio o di un formale impegno che la politica dovrebbe essere chiamata ad assumere.

 

Torniamo sull’argomento dopo aver registrato la reazione alle parole di Alemanno del coordinatore lombardo del Pdl Mario Mantovani: “Alemanno, nel listino della Regione Lazio ha messo sua moglie, Isabella Rauti. Per cui stia zitto”.

Partiamo da questo per nulla esaltante scontro per affrontare di nuovo il tema della formazione della nostra classe dirigente politica, che è proprio quello che voleva sollecitare Alemanno, con quel “mai più Minetti”.

Su questa uscita del sindaco di Roma ci siamo già espressi, sostenendo che i “mai più” da pronunciare non potevano limitarsi solo al caso Minetti, perché la politica ha più di un peccato da farsi perdonare quando si tratta di selezionare il personale destinato ad occupare importanti poltrone.

In particolare per il listino avevamo scritto  che nel “listino” sarebbero dovuti andare personaggi assai qualificati, per specifiche esperienze o particolari competenze che avrebbero dovuto arricchire ed aiutare la parte politica che avrebbe vinto le elezioni come un valore aggiunto” e che “ invece la scelta è stata quella di usare l’occasione per creare o cementare alleanze tra i partiti o, peggio, per sistemare il proprio personale politico.

I posti al listino sono stati merce di scambio o moneta da pagare per ottenere vantaggi, ovviamente di natura politica, se politica può definirsi quella che si piega a logiche mercantili anche di assai basso livello”.

A questa sconfortante realtà dobbiamo solo aggiungere che è stato usato anche per piazzarvi mogli ed affini.

Vero che Isabella Rauti ha sempre fatto politica, ma perché allora inserirla nel listino e non mandarla in campo per chiedere ed ottenere voti?

Lo scandalo, se di scandalo si può parlare invece di mancata capacità dei partiti di preparare una classe dirigente all’altezza del ruolo, non è quindi individuabile solo nel famigerato listino.

La politica italiana infatti è piena di quelle che potremmo chiamare “entità riflesse”.

Cosa sono? Persone che siedono in Parlamento non per meriti acquisiti, ma per una sorta di cambiale che le comunità politiche pagano al marito, al fratello, al figlio, tutti personaggi che hanno perso la vita o in difesa dello Stato o per qualche straordinario e tragico evento.

Parliamo di sindacalisti, di magistrati, di poliziotti: di solito non si conosce nemmeno il nome di questi parlamentari, perché vengono ricordati come la moglie di, il fratello di, il figlio di…

Sia chiaro che troviamo giusto intervenire a risarcire parenti di vittime del terrorismo o di chi è caduto facendo il proprio dovere, ma non che venga fatto con un seggio parlamentare, perché significa alla fine scarso rispetto sia delle istituzioni che degli elettori a cui viene negato il diritto di scegliersi una rappresentanza.

Certo non si tratta di casi come quelli di Minetti, ma presentano anche essi aspetti discutibili che non fanno salire il livello della politica nostrana.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna