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SOLO “UN ATTO DOVUTO”?

di Gino Di Tizio

Maurizio Acerbo indagato per aver organizzato una manifestazione di protesta (sabato a Pescara, in piazza Primo Maggio) contro la partecipazione di Emilio Fede al concorso Miss Grand Prix e Mister Italia, presenza che poi non c’è stata.

Acerbo è stato denunciato dalla questura, che ha rispolverato una legge fascista risalente al 1931, per manifestazione non autorizzata.

“Un atto dovuto”, è stato detto a giustificazione della iniziativa.

Già, in questo paese c’è l’obbligatorietà dell’azione penale, per cui se qualcuno infrange la legge non si può far finta di niente.

Bisogna aprire un bel fascicolo e procedere.

Ma è sempre così?

Il primo a far nascere dubbi è stato lo stesso Acerbo che ha dichiarato di non aver mai avuto problemi nelle tante manifestazioni che ha fatto in passato. “Non mi risulta -sono state infatti le sue parole- che la questura ci abbia denunciato quando per settimane sulla strada parco abbiamo manifestato per bloccare i lavori della filovia.

Anche quando ci ritrovammo insieme agli amici di Beppe Grillo davanti alla Provincia di Pescara per contestare Maurizio Gasparri non ci fu nessun “atto dovuto”.

Sono più di trent’anni che manifesto”, ha detto ancora Acerbo, per poi concludere: “Si sa che sono un attivista e non mi era mai capitata una cosa del genere”.

Ed allora perché oggi è capitato?

Per il consigliere regionale non si tratta di “atto dovuto” ma del “frutto del clima che si è creato negli ultimi tempi”.

Difficile contrastare i fatti riferiti da Acerbo che, come era scontato, ha usato quel che gli è successo per guadagnare spazi sui mass media e presentarsi come vittima di una palese forzatura delle cose.

A questo punto però due sono le cose: o quelle norme risalenti al 1931 hanno ancora reale valore e allora vanno sempre applicate, oppure si ammette che la solerzia mostrata in questa occasione è stata una clamorosa scivolata che non fa bene alla istituzione.

In tutti i casi è una questione che dovrebbe trovare un immediato chiarimento. Avviarla lungo i percorsi giudiziari, con i suoi tempi e i suoi riti, potrebbe significare portare solo veleno nell’atmosfera che avvolge la comunità abruzzese.

Nascerebbero subito tante domande: perché ad Acerbo si e ai tanti che quotidianamente scendono in piazza, senza chiedere alla questura l’autorizzazione di farlo tre giorni prima, come recita la legge a cui si è fatto riferimento per denunciare il consigliere regionale pescarese,non viene mai contestato  nulla?

Questo però non dice che tutto sia possibile nel quadro di una protesta spontanea o organizzata che sia.

Nella società civile ci sono regole che vanno rispettate e, nel caso, fatte rispettare.

Questo il punto fondamentale.

Non si può passare dalla esagerazione di denunciare Acerbo per la contestazione a Fede ad atteggiamenti del tutto permissivi quando si tratta di manifestazioni in cui compaiono atti di violenza.

Proprio perché queste situazioni si sono verificate attendiamo spiegazioni convincenti su tutta questa storia.

Va fatto con urgenza,  per evitare che Maurizio Acerbo la usi per una facile propaganda in suo favore, come ha diritto di fare visto che glie ne hanno offerta l’occasione, ma anche per far riguadagnare credibilità alle istituzioni, francamente messa in crisi in tutta questa vicenda.