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I DI PIETRO: E’ UN CASO

di Gino Di Tizio

A stare a notizie provenienti dal vicino Molise, che anche noi abbiamo pubblicato, c’è stata aperta ribellione nei confronti  della candidatura alle regionali, nelle fila dell’Idv, di Cristiano Di Pietro, figlio del leader del partito Antonio.

Su Facebook ha preso posizione netta anche il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci che scrive: “ Di Pietro candida il figlio alle regionali del Molise…mezzo partito lo abbandona”.

Non siamo in grado di verificare se la notizia risponda al vero, ma è certo che qualcosa è accaduto, visto che da Termoli ci sono state aperte manifestazioni di dissenso ed addirittura diversi esponenti hanno deciso pubblicamente di lasciare l’Italia dei Valori.

Non si tratta di un fatto che possa passare sotto silenzio, perché segna un momento importante nella vita politica.

Sta montando un vero e proprio caso, tanto da interessare anche il telegiornale  de La 7, che vi ha dedicato un ampio servizio, accostando la vicenda di Cristiano Di Pietro, a quella del figlio di Bossi, Renzo, forse più famoso come “il trota”, e all’altro, assai più intrigante, della candidatura di Nicole  Minetti da parte di Silvio Berlusconi.

Ora va subito precisato che c’è differenza intanto tra chi ha avuto il comodo posto nel listino (Minetti) e chi la poltrona se l’è dovuta guadagnare (Renzo Bossi) o dovrà guadagnarsela (Di Pietro) chiedendo ed ottenendo voti.

Detto questo però restano tutte le perplessità sul piano etico per queste storie di politici che passano il testimone di padre in figlio.

Perplessità che questa volta non si sono limitate a critiche e attacchi sui giornali, ma hanno portato interi gruppi organizzati, come il Circolo dell’Idv a Termoli, ad annunciare l’abbandono del partito.

Per quali motivi? Perché, secondo gli esponenti dell’Idv che hanno detto basta, “Di Pietro è come Bossi e Berlusconi”, visto che sarebbero “ accomunati dalla stessa concezione familistica e privatistica della politica".

Una concezione che “presumibilmente ha mosso il capo della Lega Nord, Umberto Bossi, a candidare e a far eleggere il figlio al consiglio regionale della Lombardia o il presidente del Pdl, Silvio Berlusconi a candidare e a far eleggere Nicole Minetti nello stesso consiglio".

Ribadita la differenza di valutazione dei casi, resta il malessere che ha suscitato la scelta di Antonio Di Pietro di lanciare in pista il figlio, malessere che questa volta non si è fermato ai mugugni ma ha determinato fuoriuscite dal partito.

Un segnale forte, ripetiamo, che fa capire come davvero qualcosa stia cambiando anche all’interno delle organizzazioni partitiche.

Appare sempre più difficile imporre linee e nomi, senza passare attraverso un confronto, un coinvolgimento della base elettorale.

Non sembra essere più tempo di capi e capetti che possono fare il bello e cattivo tempo.

Silvio Paolucci, nel dibattito che ha aperto con il suo intervento sul caso candidatura del figlio di Di Pietro, ha parlato di primarie, per la scelta dei candidati.

Uno strumento che di certo non risolve tutte le problematiche esistenti, ma sarebbe già un primo passo per cominciare ad allontanare dalla gente l’idea che la politica sia ormai ridotta a “cosa loro”, vale a dire di pochi che hanno il potere di fare quello che vogliono.

Se poi questi pochi hanno famiglie numerose s’è visto come può finire…

Non credete tutti che sia ora davvero di cambiare?

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