DA BOSSI A DI PIETRO

di Gino Di Tizio

Peppino Tagliente,  ex consigliere regionale e personaggio politico di primo piano in Abruzzo, ha scritto su Facebook: “Ho appreso oggi che il figlio di Di Pietro (noto anche per essere incappato in una vicenda mai chiarita del tutto) si candiderà alle elezioni regionali del Molise nel partito di suo padre.

Lo stesso che aveva avuto da ridire sulla candidatura del figlio di Bossi, il famoso Trota.

Se penso che i nostri ex sovrani dicevano che "in casa Savoia si regna uno alla volta", mi vien voglia di diventare monarchico”.

Facile leggere questo “pensiero” che Tagliente ha affidato al popolo di Facebook come una provocazione, ma crediamo che l’argomento posto sia invece degno di aprire una ampia riflessione che finisce con l’investire l’attuale stato della nostra politica e il livello della nostra vita democratica.

DAVVERO COSI’ FAN TUTTI?

di Gino Di Tizio

“Così fanno tutti”: avrebbe risposto in questi termini, Mario Amicone, al giornalista de Il Centro che era andato a chiedergli di spiegare gli Sms che si è scambiato con Valter Lavitola per chiedergli di intercedere presso Silvio Berlusconi per “un posto di prestigio a livello nazionale”.

Conoscendo il personaggio, politico di lungo corso, con un passato da presidente della Provincia di Chieti, assessore regionale e oggi Direttore generale dell’Arta, prima della Dc, poi del Ccd, dell’Udc e ora di Alleanza di Centro, non ci stupisce certo la reazione che ha avuto allo “sputtanamento”, per usare un termine diventato assai di moda, a cui è stato sottoposto con la pubblicazione degli sms.

A proposito c’è da chiedersi perché siano state rese note queste intercettazioni, visto che non sembrano portare o togliere niente alla inchiesta che riguarda la presunta estorsione nei confronti del premier Berlusconi.

LOTTIZZARE E’ PEGGIO DI RUBARE

di Gino Di Tizio

Enzo Biagi sosteneva che per un politico “lottizzare è peggio di rubare”.

Spiegava poi: “Dal ladro puoi difenderti ricorrendo a carabinieri o polizia, ma non hai alcuna possibilità di difesa nei confronti dell’incapace messo al vertice di un ente pubblico. Subisci solo danni”.

Forse però le sue parole non hanno mai trovato nei signori politici, di qualsiasi colore si vestano, giusto ascolto, perché usare le poltrone di strutture pubbliche per sistemare trombati, portaborse o comunque personale dei partiti, creare attorno a queste spartizioni le premesse per alleanze elettorali, usarle insomma per fare “politica”, senza rendersi conto che così si scende nel “politicantismo” che ne è la negazione, è un vecchio e consolidato vizio da cui non ci si riesce a liberare.

LA VECCHIA SINISTRA E LE PENSIONI 

di Gino Di Tizio

Silvio Paolucci, segretario regionale del Pd, su Facebook ha avuto il meritevole coraggio di affrontare un tema da lui stesso proposto, peraltro di stringente, anzi drammatica attualità: “La vecchia sinistra e le pensioni”.

L’ha fatto poi con provocante chiarezza: “Non capisco -infatti ha scritto- perché la sinistra del Pd. Sel, Prc, la sinistra iper giustizialista ritenga giusto che milioni di cittadini percepiscano più previdenza di quanto hanno versato.

Scaricando il tutto ad altri milioni di giovani cittadini e ai bambini di oggi. Bloccando il futuro. Che sinistra è?”.

CHIODI COME ZEMAN?

di Gino Di Tizio

“Presidente faccia come Zeman”: è l’invito che nel suo editoriale della domenica sulle pagine de Il Centro, vale a dire il quotidiano più diffuso in Abruzzo, ha mandato a Gianni Chiodi il direttore Sergio Baraldi.

Fossimo nei panni del presidente Chiodi risponderemmo subito: “Magari potessi farlo”, cioè agire come fa l’allenatore del Pescara calcio.

Qui va spiegato che il direttore de Il Centro cita Zeman perché sostiene che ci ha insegnato, venendo in Abruzzo a guidare la squadra bianco-azzurra, che “si può cambiare mentalità e vincere”.