Le Regione rinvia la loro cancellazione

di Gino Di Tizio

La vicenda dei vitalizi da abolire, come era facilmente prevedibile, si è complicata in Consiglio regionale, malgrado sia la maggioranza che l’opposizione convengano che si tratta di un privilegio non più tollerabile.

Di traverso ci si è messo l’Ufficio legislativo della Regione, che ha ritenuto inammissibile la proposta avanzata dal Pd.

Ora toccherà alla competente commissione mettere a punto la proposta di abolizione che poi andrà alla definitiva approvazione del Consiglio regionale.

Il consiglio della vergogna

A Chieti, con un solo punto all’ordine del giorno

Arriva in Consiglio regionale la proposta di abolizione del vitalizio ai consiglieri regionali. Anzi vi arrivano due proposte, una del Pd ed una del Pdl.

C’è quindi concreta speranza che sul punto di togliere il privilegio ai consiglieri regionali di avere una pensione decisamente corposa, con pochi anni di attività politica e versando cifre che non coprono sicuramente quanto poi viene elargito, si trovi convergenza.

Contemporaneamente a questa svolta, che potrebbe rappresentare finalmente un effettivo cambiamento, al Consiglio comunale di Chieti è andato in onda qualcosa che ha fatto gridare alla vergogna il consigliere che ne è stato protagonista.

I DI PIETRO: E’ UN CASO

di Gino Di Tizio

A stare a notizie provenienti dal vicino Molise, che anche noi abbiamo pubblicato, c’è stata aperta ribellione nei confronti  della candidatura alle regionali, nelle fila dell’Idv, di Cristiano Di Pietro, figlio del leader del partito Antonio.

Su Facebook ha preso posizione netta anche il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci che scrive: “ Di Pietro candida il figlio alle regionali del Molise…mezzo partito lo abbandona”.

Non siamo in grado di verificare se la notizia risponda al vero, ma è certo che qualcosa è accaduto, visto che da Termoli ci sono state aperte manifestazioni di dissenso ed addirittura diversi esponenti hanno deciso pubblicamente di lasciare l’Italia dei Valori.

Non si tratta di un fatto che possa passare sotto silenzio, perché segna un momento importante nella vita politica.

Sta montando un vero e proprio caso, tanto da interessare anche il telegiornale  de La 7, che vi ha dedicato un ampio servizio, accostando la vicenda di Cristiano Di Pietro, a quella del figlio di Bossi, Renzo, forse più famoso come “il trota”, e all’altro, assai più intrigante, della candidatura di Nicole  Minetti da parte di Silvio Berlusconi.

DA BOSSI A DI PIETRO

di Gino Di Tizio

Peppino Tagliente,  ex consigliere regionale e personaggio politico di primo piano in Abruzzo, ha scritto su Facebook: “Ho appreso oggi che il figlio di Di Pietro (noto anche per essere incappato in una vicenda mai chiarita del tutto) si candiderà alle elezioni regionali del Molise nel partito di suo padre.

Lo stesso che aveva avuto da ridire sulla candidatura del figlio di Bossi, il famoso Trota.

Se penso che i nostri ex sovrani dicevano che "in casa Savoia si regna uno alla volta", mi vien voglia di diventare monarchico”.

Facile leggere questo “pensiero” che Tagliente ha affidato al popolo di Facebook come una provocazione, ma crediamo che l’argomento posto sia invece degno di aprire una ampia riflessione che finisce con l’investire l’attuale stato della nostra politica e il livello della nostra vita democratica.

DAVVERO COSI’ FAN TUTTI?

di Gino Di Tizio

“Così fanno tutti”: avrebbe risposto in questi termini, Mario Amicone, al giornalista de Il Centro che era andato a chiedergli di spiegare gli Sms che si è scambiato con Valter Lavitola per chiedergli di intercedere presso Silvio Berlusconi per “un posto di prestigio a livello nazionale”.

Conoscendo il personaggio, politico di lungo corso, con un passato da presidente della Provincia di Chieti, assessore regionale e oggi Direttore generale dell’Arta, prima della Dc, poi del Ccd, dell’Udc e ora di Alleanza di Centro, non ci stupisce certo la reazione che ha avuto allo “sputtanamento”, per usare un termine diventato assai di moda, a cui è stato sottoposto con la pubblicazione degli sms.

A proposito c’è da chiedersi perché siano state rese note queste intercettazioni, visto che non sembrano portare o togliere niente alla inchiesta che riguarda la presunta estorsione nei confronti del premier Berlusconi.