CHIODI COME ZEMAN?

di Gino Di Tizio

“Presidente faccia come Zeman”: è l’invito che nel suo editoriale della domenica sulle pagine de Il Centro, vale a dire il quotidiano più diffuso in Abruzzo, ha mandato a Gianni Chiodi il direttore Sergio Baraldi.

Fossimo nei panni del presidente Chiodi risponderemmo subito: “Magari potessi farlo”, cioè agire come fa l’allenatore del Pescara calcio.

Qui va spiegato che il direttore de Il Centro cita Zeman perché sostiene che ci ha insegnato, venendo in Abruzzo a guidare la squadra bianco-azzurra, che “si può cambiare mentalità e vincere”.

UNA GRATTACHECCA AVVELENATA?

di Gino Di Tizio

Si dà dimostrazione di cultura sapendo come è fatta la grattachecca che a Roma, nel suo chiosco, vende Sora Maria?

Aiuta a diventare medici, magari poi a salvare vite umane, avere approfondita conoscenza sul ghiaccio tritato e il suo uso?

Per chi ha preparato le domande da sottoporre agli aspiranti studenti di medicina dell’Università La Sapienza di Roma evidentemente non ci sono dubbi: la risposta sarebbe un si deciso.

Infatti gli studenti si sono trovati a rispondere a questo quesito: “Nei pressi del noto Liceo Tacito di Roma si trova la “grattachecca” di Sora Maria. Sapresti indicare quali sono i gusti serviti? Menta, limone, amarena, cioccolato…”

L’Unione degli studenti ha dichiarato che presenterà ricorso, perché “il quesito sembra una barzelletta”.

LA POLITICA COME INVESTIMENTO 

di Gino Di Tizio 

“Per essere eletto ho speso diversi soldi in campagna elettorale: è giusto che ora, tra commissioni e gettoni, recuperi almeno un migliaio di euro al mese”: questo ragionamento, che dimostra colossale ingenuità, oppure una impudente faccia tosta, ci è stato fatto da un consigliere comunale, vale a dire uno degli ultimi nella scala della politica, almeno in fatto di emolumenti rispetto a chi siede in Parlamento o in un consiglio regionale. 

Un atteggiamento che dimostra come la politica, a tutti i livelli, sia ormai intesa come un investimento da parte dei più che vi si dedicano. 

LE PROVINCE E I TAGLI

di Gino Di Tizio

I quattro presidenti delle province abruzzesi sono scesi in campo contro l’abolizione degli enti che guidano, “non per un tentativo disperato di difendere la poltrona”, hanno detto in una conferenza stampa, ma perché spinti dalla “consapevolezza che i nostri enti gestiscono funzioni importanti che riguardano strade, scuole, ambiente, promozione delle attività produttive e altro”. 

Convinti di questa realtà hanno preso l’impegno, convocando consigli provinciali “aperti”, di “spiegare ai cittadini cosa facciamo e spendiamo e quale utilità apportiamo alla vita della comunità”.

I signori presidenti, Enrico Di Giuseppantonio per Chieti, Guerino Testa per Pescara, Antonio Del Corvo per L'Aquila e Walter Catarra per Teramo, hanno poi lanciato congiuntamente un appello affinché vengano abolite, invece delle province, altre strutture pubbliche e cioè consorzi di bonifica, consorzi dei bacini imbriferi montani e enti parco regionali, mentre le competenze delle Autorità d'ambito territoriale in materia di servizi idrici e rifiuti e le stazioni uniche appaltanti andrebbero attribuite alle Province.

LE CIFRE CHE NON TORNANO

di Gino Di Tizio  

Quanti erano a manifestare con la Cgil a Teramo? Quattromila, come dice la questura, seimila, come hanno inizialmente segnalato gli stessi organizzatori, oppure diecimila, come alla fine ha detto nei suoi servizi il Tg3 seguito da tutti i mass media che  si sono immediatamente e acriticamente adeguati?

Capiamo che affrontare questo tema, in relazione a quel che lo sciopero della Cgil ha significato nella situazione che si registra in Italia e in Abruzzo, può apparire riduttivo, ma siamo convinti che abbia la sua importanza.

Siamo un paese che ha bisogno di ritrovare fiducia nella sua classe dirigente e in tutti coloro che hanno un ruolo che incide in qualsiasi modo sulla vita di tutti e che quindi non può tollerare quel che accade abitualmente in queste manifestazioni.