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"Ho lasciato la Carichieti in salute. Mi auguro che il discorso dell'autonomia possa  ora continuare.

“Lei mi chiede cosa penso di una unica banca abruzzese?

Sono io che le faccio una domanda: Dal suo punto di vista, è preferibile essere padroni del proprio destino oppure partecipare ad un collettivo con esiti imprevedibili ?”; affronta così il tema proposto, attuale ed importante nel mondo economico abruzzese, Francesco Di Tizio, direttore generale della Carichieti per oltre 12 anni.

Alla banca teatina arrivò nel 1997, con  eccellenti credenziali del lavoro svolto alla Citibank N.A., alla Schlumberger e alla Commercio e Industria di Milano, esperienze che gli avevano fatto ottenere l’inserimento nella prestigiosa rivista Class tra i cento giovani manager più promettenti del paese.

Proprio leggendo quella rivista l’allora presidente della Banca, Avv. Giuseppe Pace decise di puntare sul suo ritorno nella città dove era nato.

Quando Francesco Di Tizio venne nominato direttore generale era poco più che quarantenne, allora sicuramente tra i più giovani manager chiamati ad un posto di così alta responsabilità.

- Nel corso della sua carriera ha avuto anche una esperienza settennale di docente universitario, come professore a contratto con la D’Annunzio, per l’insegnamento di “organizzazione e gestione delle aziende di credito -.

Ma torniamo ad oggi.

Dice ancora Francesco Di Tizio: “Io non cerco e non voglio polemiche, quindi non ho la minima intenzione di partecipare al dibattito che si è aperto su questo tema.

Vorrei soltanto che non venisse vanificato il lavoro fatto in tanti anni per far crescere la Carichieti in una visione più efficiente e moderna abbinata alla sua riconosciuta tradizione ultracentenaria.

Ricordo che quando arrivai a Chieti, dalla Commercio e Industria di Milano, la banca rischiava di finire in orbita Cariplo.

Dopo circa 14 anni di permanenza nell’Istituto, all’epoca del mio avvicendamento, posso dire di averla lasciata in salute, anche grazie ai vari Consigli di amministrazione che mi hanno supportato e al personale che aveva raccolto la sfida dell’autonomia.”

Quindi la banca ha fatto bene a rifiutare di partecipare alla eventuale ammucchiata?

“Chi può dirlo? Indubbiamente la Carichieti ha avuto la forza e la struttura per reggere anche situazioni di crisi momentanea come è l’attuale.

Io così l’ho lasciata e così auspicherei che il discorso di autonomia potesse continuare.

D’altro canto però, io stesso mi domando, - se la crisi dovesse perdurare ancora a lungo, ci sono i presupposti per continuare da soli?

E mi fermo qui, perché non tocca più a me occuparmi del futuro della banca, ma ci terrei, insisto nel dirlo, che il lavoro fatto non andasse disperso.”

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