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La Verlicchi vittima della crisi e di una cordata di strani personaggi viene traghettata verso il fallimento.

di Sara Farina

Grande attesa alla Verlicchi 2W uni personale di Casoli, azienda metalmeccanica dal destino incerto a causa della crisi e di una gestione non sana, che rischia di far rimanere a piedi 68 famiglie.

L’azienda Verlicchi nasce a Bologna nel 1934 e si occupa in particolare di telai per moto, in seguito all’espansione del mercato inaugura un’altra azienda nel 1997 in Abruzzo e precisamente nella zona industriale di Casoli.

 

Il mercato è in espansione e la Verlicchi lavora con Honda, Ducati, Bmw, Yamaha, Harley Davidson e con Fiat.

I problemi sono iniziati da svariati mesi dove nell’azienda di Casoli si respirava un clima di incertezza mentre giravano voci strane riguardanti possibili passaggi di proprietà.

Verso la metà di febbraio in tutta fretta le sorelle Verlicchi cedono le quote al fratello che a sua volta cede l’azienda per 1 euro alla toscana Jbf di Pontedera una polisportiva senza capitale sociale di cui Riccardo Caponi imprenditore della Tecnocontrol, azienda che produce telai, è azionista di riferimento, anche se formalmente Caponi non è implicato in tutto ciò.

Tre sono le persone a cui l’azienda è stata venduta, Mariano Bertelli, arrestato per bancarotta e in rapporti fino a qualche anno fa con il ministro Romani, che rappresentò all’assemblea sociale di Lombardia Pubblicità, Valdemaro Peviani, indagato per associazione per delinquere finalizzata alla truffa e Massimo Stella, amministratore della Tecnocontrol, coinvolto nell’inchiesta sulla frode Eminflex 2002.

Il Gruppo Caponi è stato trascinato recentemente  in tribunale dai sindacati per lo stabilimento di Nusco dove si producono componenti di alluminio per le auto e dove ci sono 250 operai di cui 50 in cassa integrazione che aspettano  premi , quote sindacali e prestiti dovuti dall’azienda che ha invece utilizzato quei soldi per far fronte a proprie difficoltà.

Nel frattempo gli operai della Verlicchi di Zola Predosa che sono tutti in cassa integrazione e da dicembre non vedono stipendi, premi di produzione, arretrati e contributi inps, picchettano l’Azienda giorno e notte dopo aver saputo che i nuovi imprenditori avevano fatto smontare i macchinari e volevano di fatto smantellare l’azienda portando via l’unica garanzia delle liquidazioni e degli stipendi a loro dovuti.

Grande mobilitazione c’è stata tra tutti i comparti politici di Zola Predosa uniti nel cercare di mobilitare tutti affinché non si arrivasse alla chiusura e di fatto a lasciare 200 famiglie sulla strada.

I sindacati chiedono di verificare i trascorsi dei nuovi gestori e soprattutto presentano un’istanza di fallimento accompagnata da una richiesta di sequestro conservativo.

A seguito di due esposti della Fiom sono stati aperti due fascicoli dalla Procura di Bologna su Verlicchi, i reati ipotizzati sono quello di sostituzione di persona e truffa aggravata a danno dei lavoratori, mentre per il prossimo 31 marzo è fissata l’udienza fallimentare.

I fratelli Verlicchi hanno scritto una lettera al segretario provinciale della Fiom-Cgil di Bologna Papignani dicendosi costernati per l’accaduto e affermando che l’accordo con Tecnocontrol non è stato rispettato, e che quindi anche loro intendevano procedere per vie legali ponendo inoltre l’accento sulle colpe delle banche, in particolare della posizione poco chiara presa dalla Bnl che avrebbe dovuto finanziare gli acquirenti del ramo Honda dell’azienda, nello specifico l’azienda di Casoli.

Papignani afferma che le responsabilità in questa vicenda sono diffuse e che al momento la cosa importante è risolvere i problemi dei lavoratori.

Com’è possibile vendere un’azienda per 1 euro, venderla a personaggi così strani rifiutando la responsabilità di queste azioni?

Un’azienda che fatturava di norma 44 milioni di euro e nel 2010 improvvisamente ne fattura solo 8.

Quali saranno le sorti dei lavoratori? Qualsiasi commento è superfluo.

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