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Intervista al Professor Francesco Giovanni Maria Stoppa, docente di Vulcanologia presso l'Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti-Pescara, ex membro commissione gradi rischi, vincitore dell' Universum Scientific Research Switzerland Academy Award 2016.

di Morena Marzoli

Buongiorno Professore, c'è molta preoccupazione per i recenti fatti accaduti a Chieti : voragini di dimensioni significative che si aprono  in vari punti della città  destano sconcerto e paura nei cittadini, quali sono le cause da imputare a questo fenomeno ?
Le cause sono di due tipi: geologica ed antropica.
L'antica città di Chieti per secoli si è sviluppata sulla sommità semipianeggiante di una placca di solidi conglomerati, una posizione geologicamente stabile ed abbastanza sicura.

Invece l'orlo di tale placca e le pendici del colle sono particolarmente propense al dissesto come segnalato dalle tante zone rosse e gialle della Piano d'Assetto Idrogeologico regionale PAI).

Questa posizione scoscesa è geologicamente indifendibile sia per le frane che per gli effetti di amplificazione sismica.
Diverso è il caso del crollo della volta di alcune cavità di età romana e medievale presenti nel centro storico, sono fatti locali che denunciano non un pericolo naturale ma incuria umana ,lo stato di abbandono di un ingente patrimonio archeologico oltre che di vecchi drenaggi che perdendo acqua indeboliscono le rocce circostanti.

Tali Cuniculi dovrebbero essere risanati ed usati come attrattiva turistica, prendiamo esempio da Orvieto.
Il vero problema sono le zone di urbanizzazione moderne costruite in luoghi inadatti. Infatti, a partire dalla fine degli anni 1950, avendo capito che era difficoltoso abbattere e ricostruire le case nel centro storico (ma abbiamo alcuni esempi, come palazzo Menna e quello vicino bruttissimo, l'edificio ex UPIM e palazzo Verlengia) si decise invece di edificare i nuovi edifici sul perimetro della collima di Chieti in base al blando regolamento edilizio del comune risalente al 1958.

Fatto più grave è che le costruzioni sono state eseguite con i permessi rilasciati senza incappare nelle norme della c.d. Legge Ponte (1967) che ha imposto di dotarsi di un Piano regolatore. Vennero cosi edificati centinaia di palazzoni in cemento armato costruiti intorno alla collina che "pesano" come una corona di ferro.

Solo nel 1974 è entrato in vigore il Piano Regolatore Generale ma ormai era quasi tutto fatto, dico quasi tutto perché in realtà si continua ad edificare in queste zone.

 

Esistono dei rimedi che si possono adottare ora per fermare questo processo franoso?
Il processo è inarrestabile, è già avvenuto in passato ed avverrà ancora in futuro.

Localmente si possono provvedere palliativi spesso inefficaci a volte peggiorativi, sicuramente costosi. L'unica arma per il futuro è riprogettare queste zone, evitare di costruire ancora, piantumare specie arboree adatte invece di tagliarle o devastarle con potature che contravvengono perfino i regolamenti provinciali.

Ripristinare la rete di drenaggio superficiale e sotterranea, aumentare la coscienza dei cittadini i quali dovrebbero dotarsi si assicurazioni ed accertarsi che gli edifici in cui abitano non siano costruiti vicino a zone rosse o gialle PAI.

A questo proposito molti vincoli PAI sono stati cancellati nel tempo o ignorati o mal cartografati, in futuro occorre utilizzare studi di dettaglio sia di microzonazione sismica che della propensione al dissesto (forse esistono ma stanno in qualche cassetto) ma sopratutto fare una carta del Rischio, che non esiste.

Cioè quanti e quali edifici e quante persone sono esposte al pericolo sismico ed idrogeologico e quanto è grande la vulnerabilità degli edifici e della loro posizione. Per gli edifici pubblici cittadini si dispone della classificazione di vulnerabilità strutturale per 91 edifici in muratura e per 189 edifici in calcestruzzo derivati dal cosiddetto "Rapporto Barberi".

In caso di nuova importante scossa sismica ?
Chieti è in II categoria sismica che vuol dire molti forti terremoti, ricordiamo in circa un secolo e mezzo almeno 4 scosse d'intensità Mercalli pari al VII grado (molto forte) e due nel 1688 e nel 1706 pari al VII-VIII grado (rovinosa).

Il massimo terremoto credibile in questa zona dell'Abruzzo è simile a quello che nel 1881 colpì Orsogna e la Frentania dove raggiunse il IX grado (distruttiva). Noto è che edifici costruiti in zone pericolose idrogeologicamente, e su pendii sono doppiamente a rischio durante un terremoto.

Morale della favola questo tipo di edificato urbano implica la verifica della risposta di sito, cioè di quanto le forze sismiche sono amplificate in un dato luogo. tale verifica deve essere seguita da una valutazione della resistenza dinamica dell'edificio (e dello stato dei materiali con cui è costruito) rispetto al terremoto modello ed ai dati della microzonazione di III livello (credo che Chieti abbia solo quella di I livello, tranne che per alcuni edifici come i nostri due musei archeologici).

Siccome la vulnerabilità si certifica anche al momento di un evento sarebbe necessario, oltre alle varie misure miranti a stabilire la pericolosità, la risposta locale e il valore esposto, incrociare i dati già disponibili con la distribuzione del danneggiamento e seguito della crisi sismica del 2009 nel territorio comunale.

I dati sensibili sono: collocazione geografica degli immobili danneggiati, tipo di edificio, anno costruzione, cemento armato, o mattoni, numero di piani etc, tipo di danno, importo delle riparazioni. Un edificio che subisce danni guà ad intensità Mercalli V-VI ha buone probabilità di esseer gravemente danneggiato o collassare se si verifica un evento di Gradi VIII o IX Mercalli.

Ricordiamo che nella città dell'aquila il 90% dei morti si è verificato nel crollo di soli 7 o 8 edifici in cemento armato e non nelle vecchie case del centro storico.

Se si vuole veramente fare qualcosa ci si deve organizzare, superare certe situazioni "viziate" e informare i cittadini sui rischi che corrono di modo che possano almeno scegliere...ma questa cosa ha un prezzo certo inferiore ai lutti ed alle perdite..ma comunque richiede sacrifuici e consapevolezza che l'unica  arma valida è la prevenzione, la cura del territorio e il rispetto dei vincoli che non sono divieti da superare ma buone norme di prudenza.

Quali norme si possono adottare per salvaguardare, il piu' possibile, la sicurezza delle persone ?
Basta rispettare alla lettera la legge, per esempio a Chieti non esiste che io sappia un registro degli "asservimenti" il che facilita una moltiplicazione delle cubature edificabili in zone agricole e lo spostamento di cubature in altre zone.

Io penso però che oltre a rispettare le leggi, dove ci si può spingere, occorre andare oltre dandosi regole più severe e iniziando ad inserire nella programmazione delle nostre vite il concetto di "mitigazione del Rischio" come priorità.

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