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PARCO MARINO: CHI HA PAURA DEL REFERENDUM?

di Francesco Giannini

Leggo che  il direttore della Cna di Chieti, Letizia Scastiglia, ha dichiarato che  "l'idea del referendum popolare sull'istituendo parco della costa teatina è un modo come un altro per cercare di affossarlo.

Meglio farebbero i suoi sostenitori a dire con chiarezza quale è il loro obiettivo".   La dirigente della Confederazione nazionale artigiani ha parlato anche dell’esistenza di un “ partito trasversale contrario allo sviluppo eco-compatibile” che sarebbe attivo per contrastare il Parco.

La domanda che subito mi viene da fare, ammesso che esista questo partito, è certo che voglia affossare lo sviluppo della zona?

Oppure vuole evitare che nasca l’ennesimo carrozzone, per offrire qualche poltrona a politicanti e creare nuove possibili mangiatoie a cui attingere, senza preoccuparsi delle reali esigenze delle popolazioni residenti?

La posizione della dottoressa Scastiglia è quella di ambientalisti e alcuni politici, ed ovviamente merita rispetto. Non capisco però perché l’idea di un referendum popolare, giustamente lanciata dal senatore Fabrizio Di Stefano, possa essere letta come addirittura un tentativo per affossare il Parco marino.

E perché mai? Perché è sicuro che i cittadini interessati si esprimeranno contro il Parco per evitare che il loro territorio sia ingessato in maniera non rispondente agli interessi reali di chi vi abita?

Cittadini che, sia chiaro, non sono certamente contrari allo sviluppo e alla difesa del loro magnifico territorio, ma vogliono restare attori di questo sviluppo, temendo che l’avvento del Parco si tramuti nella solita occupazione politica di poltrone, per tutelare interessi che non sono quelli dei centri che si affacciano sulla costa detta dei trabocchi.

Chi ha paura del referendum? Chi teme una espressione della democrazia diretta che farebbe capire che cosa pensano i cittadini dei paesi che si affacciano sulla costa? Deve vincere un ambientalismo di maniera di cui anche i cittadini stanno mostrando di essere stanchi, al punto che non lo seguono più?

Ci sono due settimane di tempo almeno, prima del 30 settembre, quando la legge sul Parco dovrebbe entrare in funzione.

Si può organizzare un referendum, come qualche paese ha già fatto, per sapere cosa vogliono gli abitanti della costa.

Lo si faccia e sono certo che avremo una chiara dimostrazione che qualcosa sta cambiando proprio nei confronti di chi con l’ambientalismo sta portando avanti battaglie di retroguardia che impediscono sviluppo e progresso.

Come rischia di avvenire sulla costa teatina.