La cassa di colmata: un piccolo ecosistema da tutelare
Le foto che corredano questa nota non si riferiscono ad un ameno e selvaggio ambiente di chissà quale remota località: a tutta prima che ben pochi riconosceranno in esse, e con molta sorpresa, un luogo vicinissimo al centro di Pescara, quanto sconosciuto ai più, vale a dire la cosiddetta “vasca o cassa di colmata” del porto canale, in questi giorni al centro dell’attenzione nell’ambito dell’annosa questione del dragaggio del porto stesso.
Si tratta di un’area estesa oltre 3 ettari, ubicata alla destra della foce e sul fronte del porto turistico.
All’indomani della realizzazione della diga foranea, essa venne riempita di sabbia e limo, che formano un pianoro posto appena al di sopra del livello del mare, interamente delimitato dalle opere di difesa del porto; alle spalle della scogliera che la separa dal mare vi è poi uno stagno permanente di acqua salmastra.
Ebbene, la particolare natura del substrato e il rapporto costante con la falda marina hanno reso questo ambiente luogo di elezione per l’affermazione di una inattesa prateria salmastra formata da salicornie, giunchi e molte altre specie vegetali “alofile”, vale a dire “amanti del sale”.
Tali habitat, con le relative comunità vegetali che ospitano, sono in Italia ormai rari e limitati ad alcune aree residuali della Penisola, essendo stati in larga parte distrutti dapprima dalle bonifiche più o meno antiche e, molto più recentemente, dall’urbanizzazione selvaggia dei litorali.
In tutti i 140 km della costa abruzzese praterie salmastre di significativa estensione sono praticamente scomparse: le ultime testimonianze sono ormai purtroppo solo letterarie e si riferiscono a località molto vicine a Pescara, come l’area di foce del Piomba in marina di Silvi.
Questi rari ambienti salmastri non a caso sono classificati “prioritari” dalla Direttiva “Habitat” 92/43/CEE, che costituisce il cardine della conservazione dell’ambiente nell’Unione Europea, mentre gran parte delle specie vegetali alofile che ospitano, quali appunto molte salicornie e giunchi, sono ormai annoverate nelle “Liste Rosse” delle piante minacciate di definitiva estinzione.
L’ambiente che si è fortunosamente creato all’interno della cassa di colmata è semplicemente straordinario, come mostrano in modo eloquente le stesse foto: la prateria salmastra ha ormai colonizzato tutta la vasta area; un folto salicornieto riveste poi le sponde dello stagno, peraltro attivamente frequentato da uccelli, mentre le salicornie assumono spettacolari colorazioni aranciate, che si riflettono nell’acqua creando stupendi effetti cromatici.
Nel mezzo di questo luogo, sospeso tra terra e mare, quasi non ci si rende conto di essere a pochi metri dai rumori della città.
Questa prateria è peraltro la più vasta di tutta la costa abruzzese, dove non ne trovano analoghe per estensione.
Si tratta in sostanza di un ambiente ricco di rara biodiversità vegetale che, fuori da ogni dubbio, merita di essere conservato e soprattutto tutelato.
Le cronache di questi giorni indicano invece proprio in quest’area la soluzione del problema del porto canale, essendo stata individuata come area di deposito dei sedimenti provenienti dal dragaggio, con modalità delle quali peraltro ci appaiono macchinose e non risolutive della questione stessa; esse comunque comportano la distruzione di questo rara comunità vegetale che vi si è insediata, trasformando di fatto la cassa di colmata in una vera e propria discarica in pieno centro cittadino.
L’arta già starebbe effettuando le analisi del terreno, ma basterebbe semplicemente constatare ciò che vi sta sopra per rendersi conto che si tratta di area di raro pregio ambientale e in quanto tale da tutelare.
Sorprende il fatto che nessuno si sia accorto della presenza di tale pregevole comunità vegetale insediatasi nella vasca di colmata, che ormai ospita appunto una prateria salmastra di grande valore ecologico e scientifico; essa andrebbe piuttosto annessa amministrativamente alla riserva della Pineta Dannunziana quale area satellite di tutela della biodiversità costiera, unitamente al colle del Telegrafo e al colle di San Silvestro: è quanto io stesso ho proposto a suo tempo in qualità di coordinatore del gruppo di lavoro per il piano di assetto naturalistico della Riserva stessa, idea che spero possa essere condivisa dal mio successore.
La vasca di colmata costituisce inoltre una occasione unica per potervi realizzare un vero e proprio giardino botanico costiero, da gestire con la collaborazione proprio delle istituzioni scientifiche regionali che ora non si accorgono di tale preziosa presenza.
Non vale l’obiezione che si tratta di un luogo “artificiale”, come lo sono del resto alcune famose riserve naturali regionali, come quella del lago di Penne, di Serranella o del lago di Campotosto, solo per citarne alcune, peraltro divenute rinomate mete turistiche.
I “biotopi costieri” di Martinsicuro e San Salvo, di cui ho avuto l’onore di curarne la realizzazione, nascono proprio da interventi progettuali “artificiali” che invece hanno restituito la naturalità ad aree che l’avevano perduta.
Grazie al restauro dunale di un’area degradata, il biotopo di San Salvo è divenuto “sito di importanza comunitaria”, nonché riserva naturale regionale.
Anche in pieno centro di Pescara, dove di naturalità ve ne è ben poca, tali cose possono ancora accadere, ma a condizione che non si continui a distruggere quel poco che resta da proteggere.
Dott. Carlo Alberto Castellani
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