Lettere in redazione: L'ampliamento di Megalò a Chieti

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Editoriale

Uno scontro che non ha senso

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Sovrintendenza e comune di Chieti in lite dopo il ritrovamento di reperti

di Gino Di Tizio

Il ritrovamento in una cisterna nel complesso dei tempietti  detti di San Paolo, di  epoca romana di Chieti di tre anfore, di una moneta e di una spilla che la Sovrintendenza Archeologica rivendica e che il Comune teatino vuole invece esporre nella sede in cui i reperti sono stati rinvenuti, nel corso di lavori di ripulitura,  toccano un nervo scoperto nei rapporti tra le due istituzioni e offrono modo di affrontare un argomento che va ben oltre il caso di cui ci stiamo occupando.

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Lettere in redazione: L'ampliamento di Megalò a Chieti

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Terza colonna
Venerdì 13 Aprile 2012 14:32
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Caro Acerbo, caro Allegrino…

 

Il giorno 11 c. m. arrivava la notizia che la commissione per la VIA della Regione aveva approvato (con prescrizioni) Il progetto della Sirecc.S.R.L per l’ampliamento dl Megalò. Immediatamente si scatenava una vera e propria orgia di polemiche, strilli di dolore e d’indignazione, richieste di veto a questa e quella autorità…Cominciava già il Centro, il giorno 12  con Acerbo di Rifondazione comunista che parlava di “Megalò 2 la vendetta…”e usava espressioni come “il tristemente noto Megalò” quasi parlasse non di un centro commerciale, ma della bomba atomica iraniana (manca solo che l’Acerbo chieda all’ ONU e all’ Unione Europea l’embargo contro i responsabili del Megalò e magari azioni militari…)  Oggi 13 aprile sul Messaggero attacca Allegrino di Confcommercio, dichiarando ovviamente che il progetto provocherà un “disastro”; che sarà la morte per i piccoli commercianti, che su 100 posti prodotti  se ne perderanno 1000 ( affermazione non molto scientifica per la verità, priva di qualsivoglia riferimento statistico), che Megalò 2 “getterà sul lastrico intere famiglie” e via delirando. Si aspetta ansiosamente qualche dichiarazione della Tiberio, sempre di Confcommercio e soprattutto di Di Gregorio rifondatore comunista ma di Chieti, che comunque, presumo dirà cose non molto diverse da quelle del suo  “capo” pescarese Acerbo. Dopodiché, c’è da scommetterci arriverà Michetti di “Per Teate” e qualche altro. Sì, perché oggi sembra che a Chieti l’unica voce degna di essere ascoltata sia quella dei commercianti e dei solo sodali,  tutti gli altri vanno demonizzati, additati al pubblico disprezzo, degni di ostracismo come fossero stupratori di minorenni.

Poco importa se i terreni intorno a “Megalò 1” restano abbandonati con sterpaglie, erbacce, rifiuti e compagnia cantante (che bel biglietto da visita per la città !), l’importante è che non si faccia Megalò 2 e il centro polifunzionale; poco importa che 170.000metri quadrati dell’ex zuccherificio restino come Cassino dopo i bombardamenti alleati, basta che non si faccia il Parco acquatico…

Chissà se Acerbo abbia mai chiesto ai disoccupati della ex Burgo, della ex Oliit o della Sixty

se preferirebbero essere assunti a Megalò 2 , magari a tempo determinato, per un anno o stare a spasso.

Credo di immaginare la risposta… Ma tanto che gliene fotte ad Acerbo, questi mica sono iscritti alla Fiom !

Nella già citata orgia di polemiche di cui parlavo, la voce più equilibrata è stata quella del sindaco Di Primio,

che pur parlando di “squilibrio a favore dello scalo”, aggiunge che occorre andare avanti con i progetti delle case dello studente a Chieti alta e che la parte alta e quella bassa hanno vocazioni diverse.

Ma il vero problema non sono i centri commerciali o altre strutture similari, il dramma di Chieti è che da 30 anni non si apre una fabbrica e le poche rimaste sono in crisi. In 20 anni la città ha perso 7.000 posti di lavoro. A Chieti non si lavora più, non si produce più, quindi si consuma molto di meno, ergo il commercio è in crisi. Questo è il vero problema, anzi il dramma di Chieti e non solo, altro che Megalò 2 o 3 o 10, caro Aceto, caro Allegrino.

Antonio Di Muzio

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Aprile 2012 14:34
 

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