Tornano disposizioni che offendono i giornalisti
Di Gino Di Tizio
Torna la “par condicio” nei programmi televisivi e, a stare alle ultime notizie, nella Commissione di Vigilanza sulla Rai che deve varare il regolamento ci sono forti polemiche, segnate da oltre cento emendamenti presentati alla bozza del presidente Sergio Zavoli. Per quel che mi riguarda, da giornalista, come sempre ho fatto da quando è entrata in vigore la legge sulla par condicio, che interessa non solo il servizio pubblico della Rai ma anche le emittenze private , non parteciperò alla giostra che si va allestendo.
Nel senso che non condurrò o prenderò parte ad alcun dibattito politico, semplicemente perché mi rifiuto di accettare regole che limitano il tempo di una domanda, impediscono il serrato contraddittorio che potrebbe servire a mettere in piena luce problematiche e temi che sono sul tappeto e impongono di trattare alla stessa maniera tutti coloro che partecipano ad un dibattito televisivo, anche se si tratta di candidati di partiti che non hanno alcuna speranza di accesso al Parlamento e quindi non potranno mai avere voce in capitolo. Sia chiaro che ritengo giusto che anche questi esponenti della politica abbiano il diritto di apparire e di parlare, ma che siano messi sullo stesso piano di chi invece ha concrete possibilità di governare il Paese è solo una forzatura di una legge che ritengo da una parte sbagliata e dall’altra offensiva per gli stessi giornalisti. Offensiva della professionalità di chi deve condurre un dibattito politico in Tv munito di tanto di cronometro per segnare il tempo, già sapendo che deve lasciare parlare senza interrompere il suo interlocutore. Assurdo e per me inaccettabile poi che si voglia imporre ad un giornalista la correttezza e l’imparzialità, che fanno parte dei suoi fondamentali doveri. Per questo mi tiro fuori, in campagna elettorale, da interviste e tavole rotonde, continuando solo ad esercitare il mio ruolo di testimone dei fatti che accadranno, seguitando a parlarne cercando di essere sempre attendibile e corretto. Tutto il resto che fa parte di questa assurda par condicio davvero non mi interessa.



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