Una polemica fondata sul niente
di Gino Di Tizio
Una polemica sul niente, quella che si sta sviluppando su una intervista rilasciata al Centro dal presidente della Giunta Regionale Gianni Chiodi nel corso della quale ha indicato nell’assistenzialismo il principale male di cui ha patito l’Abruzzo, generando risentite reazioni di chi ha voluto leggere un richiamo negativo all’azione di Remo Gaspari.
Una polemica sul niente perché, con tutto il rispetto che meritano Gianni Chiodi, Antonio Menna, gli altri che sono intervenuti e lo stesso figlio dell’uomo politico scomparso Achille Lucio, la parola definitiva su Gaspari e la sua azione politica la dirà alla fine la storia di questa terra, non i pareri più o meno interessati dei contemporanei.
Tocca davvero ai posteri, che avranno moto di leggere i fatti lontani da interessi e da emozioni per dare il giudizio finale.
Quel che si può fare oggi è mettere i tasselli del mosaico nel giusto punto, anche per offrire domani una più facile lettura degli eventi che si sono verificati.
Uno di questi tasselli è dare corretta testimonianza del potere che ha gestito Gaspari , che era davvero enorme, al punto che veniva definito il “vice re” d’Abruzzo.
Si diceva anche che in questa parte d’Italia “non si muove foglia che Gaspari non voglia”.
Altro tassello quello della correttezza e della onestà del personaggio. Gaspari non si è mai sporcato le mani, tanto che la tempesta di Tangentopoli che distrusse la Dc, l’ha appena sfiorato, senza alcuna conseguenza, per una vicenda di voli con un elicottero. Però quella tempesta ha colpito duramente tanti personaggi che a lui facevano riferimento, a condannare un sistema di potere che era certamente degenerato negli anni 90.
Un sistema che però, anche su questo occorre cercare la massima chiarezza, non può essere archiviato come è stato nelle carte giudiziarie, dove si ipotizzava (vedi il caso del Comune di Chieti) una piramide di potere corrotto al cui vertice i pm del tempo misero, come “collettore di tangenti” un semplice assessore comunale.
Poi c’è da considerare quello che Gaspari ha fatto per l’Abruzzo.
Innegabile i progressi concretizzatisi quando era al potere: la “locomotiva d’Abruzzo” tirava tutta l’economia del mezzogiorno.
Gaspari sapeva cogliere le occasioni presenti in un modo di amministrare la cosa pubblica che certo non si preoccupava molto del domani, per portare risorse in Abruzzo.
Ricordiamo una battuta che su Gaspari ci fece Geppi Rippa, che è stato segretario nazionale del Partito Radicale: “Ogni volta che a Roma si trattava di destinare qualche risorsa, Gaspari trovava modo di farci rientrare l’Abruzzo, anche se si stava parlando delle Alpi…”.
Gaspari sapeva convogliare in Abruzzo molti investimenti, secondo la logica del tempo.
Troppo facile parlare oggi di errori, di castelli costruiti sulla sabbia. Bisogna contestualizzare i fatti.
In una intervista ai tempi di Tvl Gaspari disse che la cosa che più lo gratificava per l’azione politica che aveva portato avanti era quella di constatare che una volta gli autobus dal suo paese e da tanti altri partivano pieni e tornavano vuoti, con l’emigrazione che falcidiava l’Abruzzo, e che ora invece tanti tornavano e quegli autobus erano pieni sulla strada del ritorno.
Tornano alla polemica infine va segnalato che su Facebook ieri Gianni Chiodi ha creduto bene di precisare: “Mi si attribuisce un giudizio negativo sul ministro Gaspari.
Un giudizio negativo sulla persona che non ho mai dato anche perché io lo ritengo un gigante della politica abruzzese”.
Basterà per far cessare la polemica?
Se tutti fossero in buona fede certamente si, ma sono in troppi coloro che, a partire da chi pensa di vendere più copie, in questa vicenda cercano facili vetrine e occasioni di guadagnarci qualcosa, in termini di consensi e di altro.
Vedrete che si andrà avanti…



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