Cadute non solo di stile della politica
di Gino Di Tizio
Politica sempre più in caduta libera, di valori, che sembra aver smarriti, ed anche di stile.
Lo dimostra con evidenza la polemica, riportata dal quotidiano Il Centro, tra il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia e il segretario provinciale del Partito Democratico Antonio Castricone, maturata ancora una volta attorno all’Aca, la società che gestisce le risorse idriche di gran parte dei territori di Pescara e di Chieti.
Nel quadro delle accuse che i due si sono scambiati sull’argomento, che vede non da oggi l’Aca nell’occhio del ciclone, il sindaco Mascia aveva chiesto a Castricone, responsabile della sezione Recupero Crediti dell’Aca, di spiegare “con quale concorso fosse riuscito ad entrare all’Aca “.
Curiosità francamente un po’ tardiva, visto che l’assunzione di Castricone risale ad una decina di anni fa, come lui stesso ha ricordato, e che non da oggi le assunzioni e le consulenze fatte dall’Aca, con una gestione alla quale ha sempre partecipato il partito trasversale dell’acqua, come è stato identificato, sono state segnate da fortissime riserve sulla loro necessità ed anche sulla loro regolarità, che peraltro hanno anche interessato la magistratura inquirente.
Perché Mascia non ha parlato prima, per levarsi ogni curiosità?
Ma non è di questi pur rilevanti aspetti della questione che vogliamo parlare. Ci interessa la risposta data dal segretario provinciale del Pd al primo cittadino di Pescara.
Castricone, dopo aver affermato con decisione che: “Le poltrone e le spartizioni appartengono a culture politiche estranee alla mia”, senza però dirci se quella cultura è davvero estranea anche al partito di cui è dirigente, se ne esce con questa frase: “Piuttosto ci spieghi il sindaco Mascia a quale logica corrisponde la conferma di qualche sconosciuto professionista all'interno del cda di una importante banca pescarese”.
Intanto ci saremmo aspettati, per dare qualche sostanza alla denuncia del segretario del Pd, qualche elemento in più riguardo a questo o questi “sconosciuti professionisti”, ma poi ci appare grottesco e inaccettabile il tentativo palese di rispondere ad una accusa con un’altra accusa, per aprire una sorta di gara a chi è peggio.
Purtroppo la verità sconfortante che viene fuori anche da questa polemica è che nessuno tra i politici può permettersi di lanciare pietre in fatto di lottizzazioni senza rischiare di dover poi subire l’evangelica lapidazione. Questo è l’aspetto grave sul quale ci saremmo attesi che sia Mascia che Castricone si interrogassero seriamente, magari per prendere l’impegno, ognuno nel campo delle sue responsabilità, di far cessare l’andazzo.
Invece niente, si agisce con la logica di quel ladro che, dopo aver fatto un buco alla parete per raggiungere il bottino, allunga la mano che gli viene tagliata dal proprietario che si trova dall’altra parte.
Quello però ritira il braccio, nascondendo l’amputazione subita, e dice al complice: io ho preso la mia parte, ora tocca a te infilare la mano…
La metafora non regge però nel punto in cui arriva la punizione del taglio dell’arto colpevole del tentato furto, perché nel nostro caso, purtroppo, non paga mai nessuno, anzi, se c’è qualcosa da pagare tocca agli incolpevoli cittadini.
Purtroppo.



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